Stiamo preparando i festeggiamenti, unitevi a noi, festeggiamo a La Milonga Loca
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Si comincia la festa alle 22.30, brindisi, dolci, sorprese e…tangheggieremo fino alle 5 davanti ad una splendida vista su Genova scoppiettante!
info 3478066525
….Uuuh, che bello! …Ma che carino mi piace proprio! Gli prendo quello sì.
…Mmmh, ma se poi non gli piace, bè a me piace! Sì però non deve piacere a me…
Cosa potrebbe scegliere …io sta cosa qui per me la sceglierei! Ma io sono io …non so se…no…meglio l’altra cosa…di sicuro l’apprezza di più. Però mica mi piace…NON deve piacere a me! …Ma se non mi piace come faccio a comprarlo e poi metti che non gli piaccia il colore…sbaglierei comunque…
E se cambiassi genere?…Cosa gli ho comprato più l’anno scorso? …Non vorrei ripetermi…certo che io per me sta cosa la comprerei…sì ma non gli piace ne sono sicura….ma almeno compro una cosa che per me ha un valore…un significato…insomma lo capirà! …Forse no.
Basta! ho deciso, mi piace questo e questo sia.
- “Senta, mi scusi, prendo questo, se non dovesse andargli…lo potete cambiare?”
- “Signorina mi dispiace ormai ho chiuso la cassa. Auguri!”.
(…) che bon pan!
o pa propio un marsapan…
li gh’è drento do cetron,
do fenoggio, do vin bon,
pigneu freschi, e che zebibbo
Ho accattou da-o scio Garibbo,
in mancanza de l’ughetta,
ma però senza granetta. (…)
Martin Piaggio
Curiosità:
I tempi di preparazione di questo tradizionale dolce natalizio erano molto lunghi: le mamme, per la lievitazione do pandoce, impiegavano più di un giorno e la cerimonia dell’avvolgimento della pasta messa poi a lievitare aveva qualche cosa di ieratico nel gesto e nell’amore che accompagnava quei semplici movimenti. (continua…)
Cioccolato fondente - 150 g
Zucchero a velo -150 g
Mandorle dolci spellate - 400 g
Mandorle amare spellate - 40 g
Una manciata abbondante di pinoli
Miele - 300 g
Canditi misti - 350 g
Buccia di arancia candita - 1/2 cucchiaio
Farina bianca - 200 g
Un pizzico di pepe
Cannella in polvere - 2 cucchiaini
Noce moscata in polvere
Zucchero a velo
Pestare le mandorle amare e metà di quelle dolci; l’altra metà deve essere unita ai pinoli e lasciata intera
Accendere il forno e regolarlo su 180°C.
Scaldare il miele finché non diventa trasparente; allontanare il pentolino dal fuoco e aggiungere tutti gli altri ingredienti mescolando con un cucchiaio di legno fino a far diventare il tutto un miscuglio omogeneo. La farina deve essere aggiunta molto lentamente affinché si amalgami bene.
A questo punto versare l’impasto in una teglia bassa e larga, precedentemente infarinata.
Infornare e cuocere per circa 30 minuti fino a quando il dolce non diventa solido e dorato.
Lasciar raffreddare e cospargere con zucchero a velo prima di servire.
Qual è il vino giusto?
Ekkedomande…! Vin Santo del Chianti Classico: vino toscano
Il panforte, tipico dolce di Siena del periodo natalizio. Ecco le sue origini e la sua storia
Ingredienti: 200 gr di farina, 100 gr di mandorle, 100 gr di zucchero o meglio miele, 100 gr. di cacao in polvere, 100 gr di frutta candita tagliuzzata, 2 gr di cannella, 2 gr. di chiodi di garofano tritati, 80 gr di cioccolato fondente per copertura.
Impastare in acqua tiepida o latte gli ingredienti indicati e lavorare a lungo, fino ad ottenere un composto abbastanza sodo. Formare il pampepato, dandogli la caratteristica forma di calotta.
Cuocerlo in forno, con la massima attenzione, perche se brucia prende l’amaro, e lasciarlo riposare in un luogo fresco umido per dieci giorni. Trascorso questo tempo, ricoprirlo con cioccolato fondente precedentemente fuso.
ATTENZIONE! QUESTO é UN PERSONALISSIMO PUNTO DI VISTA.
Scritto ciò, posso scrivere quella che è la mia personalissima osservazione:
Ho conosciuto molte persone che si sono ammalate di tumore, qualcuno ha ucciso il tumore qualcuno ne è rimasto vittima.
Tutti sanno che questo male mette a rischio la nostra vita, ma chi si ammala non deve sentirsi condannato, oggi sono molti infatti i casi di guarigione.
Vengo subito al dunque: ho nontato che chi incontra questo male aumenta la propria voglia di mangiare carne.
Ho visto anche che chi è guarito ha ridotto al minimo il consumo di carne se non azzarato addirittura la presenza di questo alimento sul proprio piatto.
Mi viene da fare un piccolo esempio: supponiamo che il tumore sia un animale:un verme.
Il verme vuole vivere, per vivere e crescere ha bisogno di mangiare e dato che vive dentro il nostro corpo ci chiede cibo, chiede carne.
Per ora non sono malata di tumore, ma un domani potrei esserlo visto il quantitativo di persone che si ammalano. Credo che non accontenterei i gusti del “verme” in quanto “la bestiaccia” vuole portare alla morte il mio corpo chiedendo di mangiare morte.
Le proteine si possono benissimo trovare in altri alimenti come soia, legumi, latte e derivati; quindi perché dare al nostro corpo qualcosa che è stato vivo ma nel momento in qui ce lo troviamo nel piatto è morto, in putrefazione già da un po’?
Esistono cibi cancerogeni e anticancerogeni. In una corretta alimentazione i primi non dovrebbero mancare.
Una mia amica è perfettamente guarita da un tumore maligno alle ghiandole linfatiche,oltre ad altre cure specifiche, mangiando grandi quantità di papaia (naturalmente non sto offrendo la papaya come unica medicina vincente contro il cancro).
Sostengo che come il pianto alimenta il pianto e la risata alimenta lo spirito , con la morte si alimenta la morte e con la vita si alimenta la vita.
Ribadisco e concludo: questo è un personale punto di vista.